COME HO SCOPERTO LA PSICOLOGIA POSITIVA

LA CURIOSITA’ E’ UNA POTENZIALITA’ CHE PERMETTE DI AUMENTARE L’AUTONOMIA

La curiosità è una delle tue potenzialità? Ti piace imparare e scoprire cose nuove? Forse per questo motivo la Psicologia Positiva ha richiamato la tua attenzione, a me è successa la stessa cosa precisamente un anno fa.

In quel momento, però, non ero pienamente consapevole di cosa mi sarebbe accaduto nell’imbarcarmi in una formazione pratica ed esperienziale. Dove non solo stavo diventando un’Esperta in Psicologia Positiva, ma che avrebbe potenziato anche la mia crescita personale. Come psicologa è la prima volta in tutti questi anni di formazione, che ho appreso e acquisito nuove conoscenze così pratiche e parallelamente essere cresciuta come persona sperimentando grandi cambiamenti.

PER QUESTO MOTIVO, PER ME, IL CORSO IN PSICOLOGIA POSITIVA, STA DIVENTANDO  MOLTO DI PIU’ CHE UNA FORMAZIONE.

ok, può darsi che tu ti chieda in cosa consiste la psicologia positiva, che differenza c’è tra questa branca e altre delle quali sei a conoscenza e perché no, ne sei pienamente difensore. La Psicologia Positiva complementa qualsiasi branca, anzi, ha preso un po’ da ognuna di loro per creare una psicologia innovativa, anche se a me piace definirla rivoluzionaria ;), perché studia, approfondisce e sviluppa ogni potenzialità che ha l’essere umano.

Quello che ho potuto constatare è che una volta capito quali sono le risorse che ha interiormente il cliente/paziente, diventa per me molto più semplice aiutarlo e anche in minor tempo.

COME PUOI VEDERE, QUANDO PARLO DI PSICOLOGIA POSITIVA, PARLO IN PRIMA PERSONA, PERCHE’ DA QUANDO HO FATTO L’ANNO SCORSO IL PERCORSO FORMATIVO, MI CONSIDERO INNANZITUTTO UNA PSICOLOGA POSITIVA

Se stai pensando di colmare questo bisogno di curiosità e integrare tutto quello che già sai di psicologia può darsi che il Corso Superiore in Psicologia Positiva  sia una grande opzione.Ti spiego in cosa consiste la formazione. Tutti quelli che fanno parte del gruppo sono professionisti che si occupano di benessere, salute mentale o che comunque sono a contatto e aiutano le persone a migliorarsi. Le lezioni sono presenziate da Mauricio Sanguinetti, direttore dell’Istituto Europeo di Psicologia Positiva Italia e dalla sua equipe di professionisti.

Mauricio dal primo minuto crea in aula un’atmosfera meravigliosa con la sua capacità di creare proprio un “clima positivo” (se ti iscrivi capirai a cosa mi riferisco). Inoltre è un professionista con competenze e con grande esperienza di vita (forse anche per il suo passato da sportivo professionista) ed è generoso quando qualcuno ha delle domande o curiosità su qualche tematica, cerca sempre la risposta. O perché conosce personalmente la risposta oppure si impegna nel chiedere ai suoi colleghi nel dare sempre la risposta più giusta e veritiera, un vero spettacolo!

I compagni sono incredibili, tutti supportano, aiutano e stimolano l’apprendimento, si crea una grande connessione e armonia tra tutti noi. Le lezioni sono geniali, sempre una sorpresa, non sai mai cosa potrà succedere, delle volte ridi, altre piangi, altre volte ti stupisci,  quello che è certo che dal primo minuto stai imparando e crescendo a livello personale e professionale. Inoltre se hai la fortuna di svolgere una professione d’aiuto, non vedrai l’ora che arrivi l’inizio della settimana lavorativa  per poter fare le attività, esercitazioni e sessioni che hai imparato in aula e farle con i tuoi clienti/pazienti.

C’è così tanto da raccontare su questa formazione, che continuerei a scrivere senza fermarmi più, ma secondo me la magia di questa formazione inizia con l’intervista che fai prima del corso con Mauricio. Ti posso consigliare quindi di venire a conoscere il centro a il suo direttore.

Se vuoi avere un’intervista con Mauricio potrai richiederla anche qui 

Vi lascio con un video di alcuni partecipanti della edizione precedenti:

Articolo scritto da:Rosa Becerril, Psicologa

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LA CREATIVITA’ SVILUPPA L’AUTONOMIA

LA CREATIVITA’ E’UNA POTENZIALITA’ CHE PERMETTE DI AUMENTARE L’AUTONOMIA

 

La Creatività è una Potenzialità che permette di aumentare l’autonomia. La Creatività è una delle potenzialità descritte da Martin Seligman e Christian Peterson e fa parte della categoria- Virtù della Saggezza e Conoscenza. Una potenzialità è un tratto caratteriale che si manifesta in differenti situazioni e nel tempo e che permette di raggiungere il funzionamento ottimale dell’essere umano.

Bisogna fare una distinzione tra le potenzialità e le capacità. Le potenzialità sono legate alla forza di volontà e possono essere allenate e sviluppate mentre le capacità o il talento hanno una base innata. La creatività, potenzialità che è stato dedicato questo articolo, può essere sviluppata e allenata attraverso la propria volontà e atteggiamento.

la Creatività è presente in tutte le persone, ma la differenza è che in certe persone predomina di più che in altre, perché trattasi di un “continuum”. Non esiste uno schema rigido standard, ma comunque possiamo affermare che questa potenzialità la possiamo identificare con la capacità di elaborare idee originali e utili, flessibilità mentale, attrazione per le sfide, tolleranza all’incertezza e perseveranza in tutti gli obiettivi che l’individuo si pone.

La Creatività dovrebbe essere potenziata già dalla giovane età, ma può essere sviluppata anche più tardi. La scuola visto anche il tempo che ci passano i bambini e i giovani, dovrebbe avere un ruolo fondamentale in questo. La scuola “tradizionale” non è esattamente il modello da seguire per l’incremento di questa Potenzialità visto che i programmi didattici sono già tutti pianificati e predeterminati a inizio dell’anno accademico. Il nuovo modello di scuola dovrebbe essere basato sulla motivazione e non sull’obbligo, come si può già osservare nelle scuole dove lavorano ad esempio nei primi cicli formativi  senza libri, potenziando quindi la flessibilità, l’inventiva, la proattività, la motricità e originalità, in poche parole, viene sviluppato uno dei bisogni più importanti che ha l’essere umano, ovvero l’autonomia e l’autodeterminazione. L’obiettivo quindi è che l’educazione giri intorno all’acquisizione di conoscenze legate al livello evolutivo del minore, rendendolo sempre più autonomo e responsabile della propria vita.

Noi dell’IEPP insieme all’Università Complutense di Madrid abbiamo creato un test delle Potenzialità Equilibrate valido empiricamente. Se vuoi conoscere le tue potenzialità puoi richiederlo ora con uno sconto del 50%.

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Articolo scritto dalla Dott.ssa Lourdes Saura tirocinante all’Istituto Europeo di Madrid e tradotto dal Dott.Mauricio Sanguinetti Direttore IEPP Italia

Per info contattare : italia@iepp.es

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Come uscire dalla trappola della Paura?

A livello psicologico, l’area della paura patologica è al giorno d’oggi la più estesa per la quantità di persone che ne soffrono. L’Organizzazione Mondiale della Sanità addirittura l’ha classificata come il disturbo più importante tra le patologie umane, in quanto colpisce oltre il 20% della popolazione. Ci sono diversi tipi di paure e quindi sono diversi anche i fattori scatenanti: paura di perdere il controllo e impazzire, di arrossire in pubblico, di soffrire di claustrofobia, paura di morire per una malattia fulminante, di volare, sino alla paura verso gli animali , le cosiddette zoofobie.

Nonostante ciò i meccanismi che a partire dallo stimolo, fanno scatenare la paura e se non gestita e protratta per un tempo prolungato diventa paura patologica, è lo stesso. Il altri termini, chiunque soffra di un disturbo fobico, che sia una sindrome di attacco di panico, claustrofobia o altro, la persona mette in atto  3 comportamenti disfunzionali ridondanti (quindi che non sono efficaci per risolvere il problema): l’evitamento (quindi evitare le situazioni che il soggetto teme come pericolose), la richiesta di rassicurazione e aiuto, il controllo che fa perdere il controllo. La combinazione di questi 3 comportamenti controproducenti di reazione alla paura conduce nell’arco di pochi mesi a una patologia fobica. La persona diventa fobica quindi quando combina in maniera esplosiva queste tre trappole psicologiche che si alimentano a vicenda.

La persona che prova una forte paura, di solito non riesce a pensare in maniera lucida: la paura lo tiene costantemente in allerta rispetto a ciò che potrebbe accadere, impedendogli quindi di poter proiettarsi nel futuro a lungo termine e costringendolo a combattere con il suo presente. L’unico tipo di pensiero è la consapevolezza di affrontare qualcosa che il fobico teme: in questo caso all’ansia si aggiunge la paura anticipatoria per un futuro inevitabile e spaventoso.

La mente della persona che ha paura è sempre in ostaggio di una paura primordiale. Ovviamente esistono gravità differenti: lieve, quando il soggetto subisce la paura in determinate situazioni , ma non è invalidato nelle normali attività, media, quando il soggetto è totalmente travolto dalla paura di fronte  a situazioni spaventose, ma al di fuori di queste vive in modo normale; severa quando il soggetto è totalmente invalidato e non riesce a gestire la paura, che spesso si trasforma in panico. In quest’ultimo caso le tre trappole mentali sono applicate all’estremo, mentre nei primi due casi non sono ancora giunte alla generalizzazione.

Come se ne può uscire dalla paura fobica?

Per prima cosa è evidente che bisogna interrompere il circolo vizioso controproducente che la persona mette in atto attraverso i propri tentativi fallimentari di gestire la paura. Potremmo dire semplicemente alla persona che sbaglia a comportarsi così, tuttavia ogni sistema vivente resiste al cambiamento del proprio equilibrio anche quando è disfunzionale. Quindi non è così facile che un fobico smetta di chiedere aiuto o di controllare le proprie sensazioni per paura di perdere il controllo per esempio.

La tecnica fondamentale per condurre il soggetto a uscire dalla prigione della paura psicologica è la tecnica della peggiore fantasia: guidare la persona a guardare in faccia la paura per trasformarla in coraggio, come già indicava un’antica tavola numerica:”La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio. La paura evitata diviene timor panico.”

In termini più pratici la persona deve imparare a calarsi volontariamente in tutte le immagini mentali peggiori, cosa che di solito i soggetti evitano per paura. Sperimentando questo tipo di esercizio si crea l’effetto paradossale di azzerare le sensazioni spaventose. Metaforicamente è come se si evocasse un fantasma per poi toccarlo e farlo svanire ogni volta. Attraverso questo metodo la persona impara a padroneggiare le sue paure patologiche (Nardone, 1993; Nardone, 2000: Nardone, 2012).

Lavorando quotidianamente come psicologo a Chiavari nei casi di paura prima capisco quali sono i blocchi emotivi  e poi passiamo a costruire un piano d’azione per affrontare ogni tipo di paura più o meno invalidante.

Se in questo periodo della tua vita hai qualche particolare paura  prova a fare un semplice test per vedere quale sia il tuo attuale Benessere psicologico. Per fare il test clicca qui.

Se consideri di voler migliorare questi aspetti puoi contare sul mio supporto. Il mio studio come psicologo è a Chiavari e Genova, altrimenti se sei lontano possiamo incontrarci via Skype. Fino a oggi all’ Istituto Europeo di Psicologia Positiva (IEPP) abbiamo aiutato più di 700 persone a stare meglio con se stessi.

Puoi contattarci per un orientamento gratuito cliccando qui

 

Bibliografia

Psicotrappole, ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli:imparare a riconoscerle e a combatterle. Giorgio Nardone; 2013

 

 

 

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Dott. Mauricio Sanguinetti

Direttore IEPP Italia sede di Genova e Chiavari

telefono 346 9852959 0185/1751670

email: italia@iepp.es

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Come gestire efficacemente l’ansia?

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Perché proviamo ansia?

I nostri processi percettivi reagiscono immediatamente alle minacce e tentano in qualche modo di prevenirle. Questo pessimismo dell’istinto ha un senso antropologico.

Siamo più sensibili alle minacce che alle opportunità ma mentre prima minacce/opportunità erano fattori naturali, materiali (come possibilità di cibo, o predatori in agguato) oggi sono relazionali. La nostra mente è relazionale per definizione. E’ una nostra costante. Ci relazioniamo agli altri, alle nostre esperienze, ai contesti e a noi stessi. Pensiamo, sentiamo giudichiamo sempre in connessione, associazione, combinazione. L’ ansia stessa è prodotta da una relazione mente-corpo. Nel rapporto con noi stessi, abbiamo una relazione che viaggia nel tempo e si modifica a seconda delle nostre esperienze di vita. Siamo in una continua ricerca di rispondere ai perché e ai per come delle nostre esperienze di vita. Abbiamo la tendenza naturale  nel focalizzarci sugli eventi e situazioni negative …perchè evolutivamente parlando vediamo e ci colpisce sempre più il negativo che il positivo?

Nei rapporti di coppia ad esempio ci vogliono almeno cinque azioni positive per riparare al danno provocato da un comportamento negativo del partner. La mente umana reagisce alle brutte notizie più in fretta e con maggiore forza di quanto non faccia con gli eventi positivi. Noi abbiamo due modi di sentire e comportarci  governato da due sistemi motivazionali che sono un sistema di avvicinamento che nasce da emozioni positive e un sistema di fuga che scatena emozioni negative e induce  a scappare e ritirarsi. Tutti due i sistemi sono sempre attivi ma e’ il sistema di ripiegamento e fuga che è sempre più rapido e veloce ad attivarsi. E’ il sistema governato dall’ansia.

Questo sistema in un primo momento da una sensazione di sicurezza e protezione quindi di benessere, ma questo concetto di felicità si basa dentro un obiettivo tra virgolette negativo, ovvero quello di evitare la sofferenza. Dobbiamo essere consapevoli però che la felicità  deve essere un obiettivo costruttivo e non evitante. Evitare la sofferenza a lungo termine, se ci pensiamo bene, ci fa vivere costantemente nella paura che ci possa essere sempre un pericolo dietro l’angolo,  facendo autoalimentare quindi l’ansia.

In questo modo l’ansia diventa piano piano sempre più generalizzata ai contesti, situazioni e nei confronti delle persone. Ogni situazione diventa un potenziale nemico che ci può creare sofferenza. Anche se comunque antropologicamente abbiamo la tendenza di vedere prima il negativo, questo non vuol  dire che non si possa cambiare, costruendo la nostra  felicità  dando fiducia senza troppe barriere verso l’ altro o verso situazioni e contesti ignoti e sconosciuti, lo dicono anche le ultime ricerche sulla neuroplasticità del nostro cervello, più ci abituiamo ad ampliare e costruire esperienze di fiducia e un atteggiamento ottimista e libero da paure, più creeremo un circolo ascendente virtuoso nel nostro cervello costruendo mattoncino dopo mattoncino la libertà dall’ ansia e  dalla paura.

Lavorando quotidianamente come psicologo a Chiavari nei casi di ansia prima capisco quali  sono i blocchi emotivi che hanno portato a questa ansia generalizzata e una volta superato costruiamo dei piani d’azione per  “allenarci” a cambiare questa inconscia tendenza  di atteggiamento di paura e negatività.

Se in questo periodo senti ansia e non sai bene il perché prova a fare un semplice test per vedere quale sia la  soddisfazione con la tua vita in questo momento. Per fare il test clicca qui.

Anche l’autostima viene compromessa quando la persona ripiega sempre su se stessa quando concepisce la felicità come mera cessazione del pericolo, quindi difendendoci da tutto e da tutti, man mano che ci comportiamo in questo modo perdiamo sempre più sicurezza in noi stessi e nelle nostre risorse interiori. Il futuro così diventa una minaccia.L’ unica soluzione che si trova è il rifugio negli altri. Terribili relazioni di soggiogamento nascono su questo presupposto. La convinzione di non essere in grado di costruire la propria autonomia, ci rende schiavi e indifesi nei confronti dei soprusi degli altri. Ma anche quando le cose vanno  bene, e un’anima generosa ci mette sotto la sua ala protettiva, il pericolo non svanisce. Nasce infatti la paura dell’abbandono. Non c’è una via di fuga.

L’unica possibilità è riuscire a riscoprire l’amore per se stessi, che da troppo tempo è stata sostituito da una sfiducia senza appello.

Se consideri di voler migliorare questi aspetti  puoi contare sul mio supporto. Il mio studio come psicologo è a Chiavari e Genova, altrimenti se sei lontano possiamo incontrarci via Skype. Fino a oggi all’ Istituto Europeo di Psicologia Positiva (IEPP) abbiamo aiutato più di 700 persone a stare meglio con se stessi.

Puoi contattarci per un orientamento gratuito cliccando qui

 

Bibliografia:

Imparare l’Ottimismo, M.E.P. Seligman, Giunti, 2009

Come combattere l’ansia e trasformarla in coraggio. L.Stanchieri , 2012.

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Dott. Mauricio Sanguinetti

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Come affrontare le proprie paure?

 

Che sensazione di controllo hai della tua vita?

Prima di iniziare a leggere questo articolo, pensa un attimo a che voto dai da 1 a 10 al senso di controllo che hai sulla tua vita, dove 1 sta per completamente in balia degli eventi e paure (come su una giostra impazzita) e 10 per controllo totale (come ad esempio un monaco zen). Se lo preferite, e ritenete che vi sia una certa differenza potete separare le due aree in vita personale-privata e vita professionale-lavorativa. Infatti molte volte capita che una persona senta di avere il controllo  in un area e meno nell’ altra.

Dovete avere a mente il voto che avete espresso, mentre continuate la lettura.

Si sa che l’essere umano è stato progettato per adattarsi, anche a dispetto delle sue ansie e paure . Nel momento in cui smettiamo di adattarci e di trovare nuovi modi per avere il controllo della situazione, spesso veniamo colti dalla rabbia, tristezza e paura. Questa è una risposta biologicamente determinata, infatti il nostro corpo incomincia a produrre sostanze biochimiche sempre peggiori, fino a che l’ unica alternativa allo stare ancora peggio rimane adattarsi.

Adattarsi significa cambiare e il cambiamento è percepito da molti come una minaccia. Addirittura taluni raggiungono il punto in cui, anziché affrontare lo sconosciuto e l’ ignoto, preferiscono rimanere immobili.. però è  ben risaputo che dopo un po’ di tempo questo tipo di atteggiamento porta inevitabilmente a uno stato depressivo. Questa risposta rappresenta un’ ammissione, visibile di una mancanza di controllo della propria vita.

Per affrontare una qualsiasi forma di paura e ottenere quindi il controllo della propria vita, bisogna prendersi un attimo di pausa e di riflettere su cosa o chi state cercando di controllare, oltre a riflettere su chi o che cosa sembra avere il controllo di voi.

Lavorando quotidianamente come psicologo a Chiavari  nei casi di paura e mancanza di controllo ci poniamo come obiettivo di lavorare per migliorare  questi importanti aspetti.

Naturalmente ci sono cose che non si possono assolutamente controllare. Per esempio, se saltate giù da un tetto quante volte volete, la gravità avrà sempre la meglio su di voi. Potete investire le vostre migliori energie per governare le forze della natura o per controllare amici, familiari e colleghi: ma purtroppo,  questi tentativi sono probabilmente destinati a fallire.

Infatti le alternative per affrontare qualsiasi rapporto problematico, sia esso personale o di lavoro, sono quattro :

  1. accettare le cose per come sono e procedere così
  2. cercare di cambiare gli altri
  3. cambiare il modo in cui voi rispondete alla situazione
  4. andarvene

La prima soluzione causerà sicuramente risentimento, mentre la seconda creerà molto probabilmente frustrazione. La quarta potrebbe non essere neanche un’ opzione: forse non potete cambiare lavoro così su due piedi; oppure in  fondo, vi rendete conto che a quella relazione ci tenete ancora.

E’ la terza opzione, cambiare il modo in cui voi rispondete alla situazione, che pensiamo quando parliamo di controllo. Controllo autentico. La buona notizia e che questa è anche la soluzione più facile da mettere in atto.

Bisogna dire che uno dei fattori che influenza maggiormente con il controllo della propria vita e come affrontare le proprie paure è anche la percezione della soddisfazione che hai con la tua vita, Se vuoi conoscere qual è il tuo attuale livello di soddisfazione con la vita clicca qui

Cambiare le vostre risposte significa prestare attenzione alle vostre convinzioni e credenze. Questo non significa rimuginare interminabilmente sui perché e i percome della vostra situazione o della vostra particolare paura ; si tratta invece di fare  un passo indietro e portare la vostra attenzione al vostro dialogo interno e quindi alle vostre credenze.

Ecco il processo mentale che crea le nostre reazioni e il tipo di atteggiamento che avremo davanti a una specifica situazione:

A: (Adversity), ovvero la situazione problematica- Avversità

B: (Belief), che Convinzione abbiamo difronte a quella specifica avversità

C: (Consequence), cioè il comportamento che metteremo in atto per  affrontare l’ avversità , che sarà una conseguenza della convinzione.

Ad esempio se la mia ragazza mi ha tradito (avversità) e io mi convinco (B:Belief-convinzione) che TUTTE le ragazze siano infedeli, il mio comportamento futuro (C:Conseguenza) sarà, a priori,  molto probabilmente di chiusura e di sfiducia verso le altre donne.

Come puoi iniziare a mettere in DISCUSSIONE le tue Convinzioni/Credenze limitanti?

Cercare di lavorare per mettere in discussione le proprie convinzioni quindi per avere un maggiore controllo della propria vita e affrontare le proprie  paure influenzerà direttamente con il tuo benessere e la tua felicità. Se consideri di voler migliorare questi aspetti puoi contare sul mio supporto. Il mio studio come psicologo è a Chiavari e Genova,  altrimenti possiamo incontrarci  anche via Skype. Fino ad oggi abbiamo aiutato  più di 700 persone a stare meglio con se stessi.

Puoi contattarci per un orientamento gratuito cliccando qui

 

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Dott. Mauricio Sanguinetti

Direttore IEPP Italia sede di Genova e Chiavari

telefono 346 9852959    0185/1751670

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Le quattro regole per Vivere Felici

Dalle esperienze congiunte dell’ Istituto Europeo di Psicologia Positiva (in oltre 8 anni abbiamo aiutato più di 720 persone)abbiamo distillato quattro regole, quattro condizioni che debbono essere soddisfatte affinché possiate Vivere Felici.

Le quattro regole sono:

  1. Responsabilità
  2. Proattività
  3. Acutezza sensoriale
  4. Adattabilità

 

La prima regola per Vivere Felici è la responsabilità

La verità nuda e cruda è che voi siete responsabili dei risultati che ottenete. Questo non significa addossarsi la colpa di tutti i propri problemi, né rifiutare l’ aiuto che si riceve lungo il cammino. Significa semplicemente che dovete smetterla – smetterla sul serio – di aspettarvi di essere il destinatario passivo del cambiamento.

A volte il cambiamento è un lavoro di squadra vostro e della persona che in quel momento vi sta facendo da guida, da coach o da mentore. Altre volte è un lavoro solitario, anche se avrete il supporto di risorse come questo articolo. Ma soprattutto, essere responsabili significa: nessuno può farlo al vostro posto. Lo dovete leggere voi questo articolo, lo dovete voi trovare un libro  o il vostro coach; decidere voi quali direzioni e quali obiettivi perseguire; e pensare a voi stessi a un piano. Spetta a voi diventare l’ agente del vostro stesso cambiamento.

DOMANDA: Quanto vi ritenete responsabili per le esperienze, positive o negative che siano, della vostra vita?

La seconda regola per Vivere Felici è la proattività

Le persone più naturalmente inclini a Vivere Felici sono quelle più orientate all’ azione. Il genere di persona che, una volta deciso cosa vuole e come vuole ottenerlo, deve assolutamente darsi da fare. Per contro, i pessimisti e i depressi sono spesso inclini all’ inazione. Se è vero che talvolta è necessario prendersi del tempo per riflettere, riposare e recuperare le energie, è pur vero che il lasciarsi andare, l’abbandonarsi in attesa che qualcosa o qualcuno ci venga a salvare non è mai accettabile.

DOMANDA : Quanto sei proattivo? potresti esserlo di più, se le ricompense fossero più grandi?

La terza regola per Vivere Felici è l’ acutezza sensoriale

L’ approccio della psicologia tradizionale classica fino a un po’ di anni fa era eminentemente teorico e limitato a schemi inconsci che li predisponevano al fallimento .Erano tutti concentrati sui contenuti dell’ esperienza dei loro pazienti: volevano scoprire il perché delle cose, individuare cosa c’era di sbagliato. Erano convinti che , scoprendo il motivo per cui quella persona stava male, tutto si sarebbe aggiustato come per magia. Passavano il tempo a cercare di interpretare quello che dicevano i pazienti, invece di prestare attenzione a ciò che facevano. Non prestavano neppure troppa attenzione agli effetti, intenzionali meno, del loro interagire con il paziente.

L’ acutezza sensoriale è un’ abilità che si può imparare e migliorare. Si comincia sviluppando la propria capacità di notare ciò che accade dentro( pensieri, azioni e reazioni) e fuori di sé: cosa crea o mantiene in vita i nostri problemi? Qual è l’effetto delle nuove azioni che intervengono a modificare la situazione? Questo è anche il modo di ampliare la propria gamma di risposte.

DOMANDA: Quanta attenzione prestate a ciò che provate e come reagite? E al mondo intorno a voi?

La quarta regola per Vivere Felici è l’ adattabilità

Questa probabilmente è la regola più importante. Senza un’ autentica propensione a cambiare comportamento, adottando risposte creative e appropriate alla situazione (che si tratti di un mutato stimolo ambientale o di un modo per raggiungere obiettivi che ancora non avete concretizzato), diventerete vittime inermi del caso e delle circostanze. Accettare di dover coltivare l’ adattabilità e la flessibilità- oltre alla capacità di tollerare l’ ambiguità derivante dal non conoscere sempre le risposte giuste – è un’ altra parte del vostro impegno alla responsabilità.

Coltivare queste abilità non vi aiuterà solamente a sentirvi meglio e a godervi la vita. Potrebbe addirittura salvarvela…

DOMANDA: Vi riprendete rapidamente da un rovescio imprevisto? Qual è il vostro grado di flessibilità o adattabilità?

 

Nella Palestra PsicologicaNella Palestra Psicologica e il Corso di Esperto in Salute Emozionale (CESE) dell’ IEPP, ovvero i percorsi formativi basati nelle tecniche  e metodi della Psicologia Positiva Applicata alleniamo questi  e molti altri fattori per potenziare il Benessere delle persone.

per Info :

italia@iepp.es

contatto tel: 346/9852959

http://www.iepp.es/it/formazione/per-persone.html

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Bibliografia: The secret of Being Happy, R.Bandler e G. Thomson

Si può crescere nelle avversità?

Per decenni la ricerca nella psicologia della salute si è concentrata sullo stress e i suoi effetti dannosi. Ma negli ultimi quindici anni gli studiosi hanno cominciato a notare che gli individui non solo hanno buone capacità di recupero, ma possono riuscire a trasformare anche uno stress molto grave in un’ opportunità di crescita. Questa reazione è stata denominata crescita post- traumatica. I ricercatori hanno studiato persone che hanno affrontato gigantesche montagne di stati di ansia, dovute al cancro, a malattie cardiache, all’ HIV, a uno stupro, a una aggressione, una paralisi, all’ incendio della propria casa, ai disastri aerei e ai terremoti. Hanno studiato il modo che le persone affrontano la perdita dei loro affetti più cari: i bambini, il coniuge, il partner o i genitori.

Le persone possono affrontare le avversità e dentro le avversità possono riuscire a utilizzare risorse che le aiutano a crescere bene, queste persone ne ricavano tre benefici:

  1. miglioramento della stima di sé: essere all’ altezza della sfida rivela capacità nascoste e comprenderlo cambia la percezione di se stessi. Una delle lezioni più comuni che le persone imparano dal lutto e dal trauma è che sono molto più forti di quanto non avessero immaginato, e questo nuovo apprezzamento da speranza e fiducia per affrontare le sfide future;
  2. miglioramento della rete sociale personale: l’ avversità agisce come un filtro. L’avversità non si limita a separare gli amici del sabato sera da quelli veri. Rafforza le relazioni e apre vicendevolmente i cuori delle persone. Coltiviamo amore per quelli di cui ci prendiamo cura e sentiamo e sentiamo amore per chi ci è vicino nel momento del bisogno.La perdita di un proprio caro può portare ad accrescere le relazioni con gli altri, superando la strumentalità e la competizione ;
  3.  miglioramento del senso della vita: il trauma cambia le priorità e la filosofia nei confronti del presente e delle altre persone. Coloro che affrontano la morte dei propri cari riferiscono di cambiamenti di valori e prospettive.

Non si tratta di celebrare la sofferenza, ne di prescriverla o minimizzare l’ imperativo morale di un mondo migliore, senza guerre . Ma significa che le  contrarietà possono essere affrontate e superate. L’ istinto difesa può essere messo al servizio del bene proprio e del bene comune, anche in situazioni estreme. Se diretto dalla coscienza, ci rende migliori.

La concezione dell’ individuo o del bambino infermo e fragile, debole, imperfetto, peccatore e malato è falsa, ma non è innocua. Se ci convinciamo di essere fragili e indifesi, lo diventiamo. Perché perdiamo fiducia in noi stessi. Ci priviamo della convinzione che possiamo reagire, che possiamo affrontare traumi e avversità, che possiamo andare avanti nonostante le nostre ansie e paure, senza aspettare che cessino.

Apprendere, inventare

E’ stato dimostrato che gli ottimisti hanno maggiori possibilità di affrontare i traumi rispetto ai pessimisti. Gli ottimisti si aspettano che i loro sforzi li ripaghino e  si mettono subito al lavoro per risolvere il problema. Se falliscono, cercano di imparare, non si abbattono e provano a migliorare. Al contrario le persone che hanno uno stile affettivo negativo, vivono in un mondo colmo di minacce e hanno meno fiducia di poterle affrontare. La chiave della crescita è l’ottimismo in sé; è la produzione del senso costruttivo che gli ottimisti trovano facilmente anche nelle avversità.

 

Fonte : Come combattere l’ ansia e trasformarla in forza . Luca Stanchieri. Newton Company Editori

La Psicologia Positiva studia scientificamente i concetti di ottimismo strategico, resilienza, il significato profondo delle avversità, la perseveranza.

L’ Istituto Europeo di Psicologia Positiva Italia con sede a Genova e Chiavari (GE), offre percorsi formativi individuali e di gruppo,  tutti basati con tecniche e metodi scientificamente validi.

Prossimi corsi di Psicologia Positiva :

A gennaio 2016 riprenderà la Palestra Psicologica dove “allenare” le proprie potenzialità e a Febbraio partirà la seconda edizione del corso di Psicologia Positiva per professionisti CESE.

http://www.iepp.es/it/palestra-psicologica-genova.html

http://www.iepp.es/it/corso-psicologia-positivi.html

per info sui corsi e/o sessioni individuali contattare:

tel 346/9852959  0185/1751670

mail : italia@iepp.es

Dott. Mauricio Sanguinetti

Direttore IEPP Italia

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Il genitore come allenatore della felicità

I genitori non devono avere troppe preoccupazioni sulle spalle. Dovrebbero soddisfare i bisogni primari, dare un tetto e un pasto, svegliare i ragazzi la mattina e mandarli a scuola. Sono abbastanza stanco di adulti-bambini che si lamentano di non essere stati ispirati dai loro genitori. Non è solo compito del genitore scovare le vocazioni. Quello è compito anche  degli allenatori. Per allenatore si intende non solo il coach, sportivo o mentale che sia. Ogni insegnante, maestro, mentore, leader positivo, è anche un allenatore …dunque anche un genitore potrebbe e dovrebbe essere un “allenatore” della felicità del proprio figlio. Comunque un allenatore lo si può trovare ovunque. Un vecchio detto recita: “Quando il discepolo è pronto, compare il maestro”. E di solito non è mai un amico.

L’ allenatore è una persona che vede qualcosa di essenziale. Michelangelo, quando scolpiva o dipingeva, cercava di rappresentare nei volti l’ immagine del cuore. Il ritratto rappresentava l’ intimità del suo soggetto. Gli allenatori sono persone speciali, perché sanno vedere da un seme lo sviluppo potenziale di una quercia e in un blocco di marmo una statua meravigliosa. Sanno quanto costa una vocazione e l’ ansia di non farcela.

L’ allenatore è il capo di un laboratorio. Non importa se questo laboratorio sia uno studio di psicologia o di coaching, un atelier artigianale o artistico, un’ aula universitaria o un’ associazione. Di laboratori culturali pieni di ottimi allenatori è comparsa l’ intera penisola. Basta cercarli, perché di norma non fanno notizia, non appaiono nei mass media né si occupano di marketing. Se li troviamo in una classe, in una università, è solo un caso. Se abbiamo questa fortuna, dobbiamo fare di tutto per avere con loro un rapporto individuale. E’l’ allenatore colui che ci insegna a superare le ansie, governarle, a eliminarle e infine a trovarne di nuove quando le sfide crescono di livello. Il laboratorio dell’ allenatore va riconosciuto; nel regno dell’ autodeterminazione, non ci sono allenatori,a meno che non scegliamo di ricercarli.

Trovare la nostra vocazione richiede aiuto e guida. L’ ansia di non farcela ha un nocciolo di verità. Non va confusa l’originalità e l’ individualità con l’ isolamento. Rinchiusi in noi stessi, non andiamo da nessuna parte. Ci serve qualcuno che riesca a vedere qualcosa che noi stessi non riusciamo a scorgere. O che ci pone sfide enormi sentendo che possiamo farcela. O che ci accompagna e ci sostiene in un momento critico.

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L’ allenatore ha quattro funzioni fondamentali:

  1. riconoscimento: ha la capacità di vedere le potenzialità e attitudini laddove nessuno riesce a vederle; la vocazione nasce grazie alla tremenda diversità di talenti individuali e atteggiamenti possibili. Può essere generale ma anche molto specifica;
  2. incoraggiamento: gli allenatori ci permettono di credere che possiamo raggiungere qualcosa che abbiamo giudicato improbabile o  impossibile prima di incontrarli. Ci ricordano che abbiamo risorse eccezionali e che possiamo raggiungere i nostri obiettivi se siamo disposti ad allenarci duramente;
  3. facilitazioni: gli allenatori aiutano a raggiungere la nostra vocazione fornendoci strumenti, competenze, ma anche riconoscendo i nostri errori e aiutandoci a imparare da questi;
  4. sfide: ci spingono sempre oltre i nostri limiti visibili e non ci permettono di accontentarci di risultati mediocri o medi;
  5. strategie: forniscono programmi di allenamento e mettono nelle condizioni di elaborare le strategie per raggiungere gli obiettivi.

L’ allenatore ha la fonte del suo potere nelle abilità che possiede e nella passione che esprime. E’ la sua competenza e la sua saggezza che lo legittimano ad allenare così come sono fonte di dignità e di gratitudine da parte di chi è allenato. E’ l’ apprendimento che conferisce gratificazione all’ atleta allenato. L’ allenatore è la pura incarnazione della vocazione.

Abbiamo estremo bisogno di allenatori in ogni aspetto della nostra vita nel quale vogliamo coltivare eccellenza e talento. Sin dai tempi dell’artigianato sappiamo che le competenze per lavorare non si possono acquisire da autodidatti. Persino nel lavoro tecnico ci deve essere qualcuno che stabilisca i parametri di qualità e che addestri gli apprendisti. Ma poi, dobbiamo superare la figura dell’ artigiano per diventare artisti.

Oltre al progetto pilota “scuole Felici”, l’ Istituto Europeo di Psicologia Positiva (IEPP) sede di Genova e Chiavari ha attivato con inizio a gennaio del 2016 la “Palestra Psicologica per Genitori” dove si daranno strumenti concreti per poter “allenare” i propri figli a scoprire la propria vocazione e quindi la propria felicità.

Per info e contatti chiamare al:346 9852959 oppure via mail a italia@iepp.es

Dott. Mauricio Sanguinetti

Direttore Istituto Europeo di Psicologia Positiva Italia

 

Mauricio Sanguinetti

 

Fonte: Come combattere l’ ansia e trasformarla in forza. Luca Stanchieri, 2012. Newton Comton Editori.